martedì 17 aprile 2012
Un tranquillo week end di paura
Il sabato sera in genere c'è una tregua. Intendo nel settore confessioni e confidenze. Sarà che molta gente è occupata, sarà che molta altra non ha occupazioni particolari, ma non vuole farlo sapere, quindi rallenta l'attività di telefono e/o internet, e infatti anche i social network rimangono un po' deserti, tutti leggono ma nessuno scrive per non fare sapere al mondo che sta passando un tranquillo sabato sera da sfigato/a tra le quattro mura domestiche.
C'è da dire poi che molta gente è obbligata a uscire con la "mezza mela", quando se ne starebbe molto volentieri in casa, magari davanti al computer. Ma c'è anche chi è obbligato per qualche motivo a stare a casa, quando preferirebbe uscire, non necessariamente con la "mezza mela" bensì con "l'altra metà del cielo". In questi casi la disinvoltura è d'obbligo, e si sentono inutili auto - giustificazioni, tendenti a convincere principalmente sé stessi della genuinità della propria scelta.
Ma Shirley non rimane mai senza lavoro. In qualunque frangente, in qualunque momento dell'anno, anche di sabato sera, c'è chi ha bisogno di dirlo a Shirley. Anzi, forse proprio in questi momenti particolari si sente maggiormente la necessità di confidarsi, proprio per i motivi cui accennavo poco fa.
E difatti le problematiche migliori sono quelle che nascono di sabato, ma si sviluppano la domenica. In pratica alcune persone passano il sabato sera immersi in problemi veri o presunti, o anche presumibili. Poi la domenica hanno bisogno di sfogarsi, di confidarsi con qualcuno che sappia ascoltare, forse molti hanno anche bisogno di confessare le loro ambigue posizioni personali.
Un classico sono quelle persone sposate o fidanzate che hanno una relazione extraconiugale, ed essendo obbligati a passare il fine-settimana in casa si struggono al pensiero di quello che avrebbero potuto fare se liberi di uscire o peggio ancora di quello che potrebbe fare "l'altra metà del cielo" senza di loro. Ma il vero week end da cani, a ben guardare, l'hanno passato gli altri, la "metà del cielo" in piena sindrome dell'altra donna, applicabile comunque liberamente anche all'altro uomo.
Il ruolo dell'altro/a è probabilmente uno dei ruoli umani più scomodi da interpretare. E chi c'è passato non può fare a meno di sorridere amaramente, quando sente le lamentazioni di chi, sposato, trova doloroso avere un amante con cui non potersi incontrare liberamente. Quest'uomo che si lamenta, intanto ha passato un sereno fine settimana in casa, magari con i figli, è uscito a mangiare una pizza con la famiglia e una comitiva d'amici. Probabilmente ha fatto del buon sesso con la moglie, perché sì, insomma, è un dovere coniugale, ma si affretterà a dire che è stato uno strazio, una cosa veramente difficile, sostenuta a fatica solo col pensiero di "lei", l'altra donna, verso cui tutti gli atomi del corpo volgono in una vibrazione d'amore.
Mentre lei, l'altra donna, che tipo di fine settimana avrà passato?
In tutto questo gioco, se entrambi sono sposati o fidanzati, tutto sommato la cosa può andare via liscia e si gioca alla pari, ma quando solo uno/a è sposato/a, per l'altro/a è l'inferno.
Per avere una comprensione del concetto di inferno non si deve aver avuto una forte educazione cattolica, no, è sufficiente aver interpretato la parte dell'altra/o.
E poi, giustamente, se chiedi loro perché si sottopongono a questa sofferenza, immancabilmente, almeno nove volte su dieci ti senti rispondere: aspetto che si decida, me lo ha promesso! E via a raccontarsi balle per autoconvincersi che il futuro sarà molto più roseo del presente.
La decisione/promessa in genere si fa attendere, e i nostri eroi passano fior di fine settimana infernali, mangiandosi il fegato, qualcuno le unghie, qualcun'altra svaligiando una pasticceria nell'attesa che accada il miracolo.
Poi si attaccano al telefono, e massacrano i coglioni alle amiche o agli amici, struggendosi nella disperazione più nera, macerandosi e lamentandosi della loro trista condizione.
Molti preferiscono dirlo a Shirley.
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