Basta dire che si è al secondo matrimonio, per scatenare il diluvio.
All’inizio l’interlocutore si regola, più che altro come una pioggerellina. Inizia alla lontana, con lunghi giri, che comprendono l’immancabile “io sono felicemente sposata/o…” e dopo qualche frase inizia a derivare verso “anche se, in effetti…”, e qui si aprono le cataratte… inizia il monologo!
Il fatto di essere una persona che ha già passato un divorzio, e si trova al secondo matrimonio, fa di te un pozzo di scienza sui problemi coniugali. Diventi di colpo un consulente matrimoniale, anzi, di più, una persona cui fare riferimento, a cui poter raccontare tutto, ma proprio tutto…
Che poi, ascoltando certi racconti, col distacco di chi è all’esterno, molte cose ti sembrano assolutamente risibili, ma chi parla tende ad enfatizzare, calcando i toni su aspetti apparentemente banali. E allora capisci che la persona che ti sta parlando vive in maniera esasperata alcune situazioni, le ingigantisce nella sua mente, fino a farne delle vere ossessioni.
Quando qualcuno inizia a sfogarsi, sembra non debba finire mai più. Ti dicono tutto, ma proprio tutto, anche se non siete in confidenza, anche se non vi conoscete proprio. Particolari intimi, pensieri personali, descrizioni particolareggiate, con te che ti senti anche un po’ in imbarazzo, ma non puoi fare altro che ascoltare.
E non devi fare altro che ascoltare, in genere, perché queste persone in fondo vogliono solo potersi sfogare. Vogliono solo riuscire a dire a qualcuno cos’è che le ossessiona.
Forse a livello inconscio sanno che parlare costruisce una sorta di transfert, parlare con qualcuno e raccontargli tutto diventa un atto catartico, in cui ci si libera, si esorcizza il pensiero che fa star male, e allo stesso tempo lo cristallizza in quel momento.
In pratica, forse dire tutto a un estraneo è di aiuto.
Io lo so, per questo non faccio altro che ascoltare. Perché so che ne avete bisogno.
E allora, niente paura.
Ditelo a Shirley.
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