Vi è un denominatore comune in molte storie che mi vengono raccontate, parlo di quelle persone sposate che hanno una relazione extraconiugale. Siano essi uomini o donne, a sentire i loro racconti confidenziali ho concluso che la gran parte di questi (praticamente tutti) si impegolano in storie che sono un puro raddoppio del matrimono. Storie esclusive, intense, dove la routine la fa da padrone, e dove a ben vedere le persone replicano tutti gli aspetti più deleteri del matrimonio.
Tra litigate feroci, scenate di gelosia, sbuffi e bronci, viene da chiedersi perché questa moltitudine di persone mette su una vita parallela, con tutti i fastidi e l'impegno che questa cosa comporta.
So di rapporti clandestini in cui la conflittualità è addirittura peggiore di quella presente nel rapporto matrimoniale. Ma allora mi chiedo: perché avere un amante, se poi ci si deve litigare peggio che con il proprio coniuge (marito/moglie)?
E io non posso trattenermi, e questa domanda la faccio, con il risultato di avere tante risposte, che si possono sommare tra loro, perché nelle intenzioni vogliono dire tutto, ma in realtà non vogliono dire niente. L'unica motivazione credibile sta nel perché si è iniziata una storia extraconiugale, anzi, spesso nelle intenzioni di voler iniziare una storia, perché frequentemente già dall'inizio compaiono aspetti che dovrebbero consigliare di desistere.
Ma vediamo qualche esempio.
Conosco un tizio, tramite amicizie comuni, quest'uomo vive una storia extraconiugale, una storia in piena regola, una di quelle relazioni che sono un esatta replica della relazione legale. Non è la prima storia importante che quest'uomo porta avanti, ne ha già instaurate diverse nel corso degli anni, ma c'è da dire che come uomo è monogamo, nel senso che, oltre alla moglie, lui ha solo un amante alla volta. Lo possiamo definire un "traditore" fedele.
La particolarità di queste sue relazioni, cui non fa eccezione nemmeno l'attuale, è che sono sempre tutte, immancabilmente, con donne che somigliano in modo impressionante alla moglie. Di corporatura, di viso, addirittura di interessi personali, fino ad arrivare al fatto che predilige donne che lui definisce intelligenti, possibilmente insegnanti, dottoresse... la moglie è un insegnante.
La sua storia matrimoniale non è idilliaca, con la moglie si fanno delle litigate enormi, cose con parole grosse e minacce varie. Lei ha molti difetti, lui anche, e molto spesso finiscono ai ferri corti, rinfacciandosi di tutto. La moglie, che non è stupida e lo conosce bene, lo tratta come uno zerbino, forte anche del fatto che probabilmente sa delle sue storie. E lui, ovviamente dotato di enorme coda di paglia, sta zitto e subisce.
La cosa interessante è che anche con l'amante succede questo: litigate epiche, parolacce, musi lunghi che durano settimane, dispetti... Lei lo tratta come uno straccio, e lui zitto a subire... esattamente quello che succede con la moglie! Anzi, a sentire lui, l'amante lo tratta anche peggio di come lo tratta la moglie!
E io mi chiedo: perché tutto ciò? Non ti basta litigare con tua moglie? Perché devi cercare una relazione con una che le somiglia, e che ti tratta pure peggio di lei?
E io a lui gliel'ho chiesto. La risposta non esiste, ovvio.
E' così e basta.
Ora questo è un caso limite, ma tutte le relazioni extraconiugali sembrano avere questo aspetto in comune: un inizio più o meno idilliaco, e poi l'inferno. Nel migliore dei casi il tormento.
Ma qui stiamo sfiorando un altro argomento, di cui tratterò più avanti: la cosiddetta sindrome dell'altra donna.
venerdì 30 marzo 2012
giovedì 29 marzo 2012
Tutti sono felicemente sposati? Si, ma...
Basta dire che si è al secondo matrimonio, per scatenare il diluvio.
All’inizio l’interlocutore si regola, più che altro come una pioggerellina. Inizia alla lontana, con lunghi giri, che comprendono l’immancabile “io sono felicemente sposata/o…” e dopo qualche frase inizia a derivare verso “anche se, in effetti…”, e qui si aprono le cataratte… inizia il monologo!
Il fatto di essere una persona che ha già passato un divorzio, e si trova al secondo matrimonio, fa di te un pozzo di scienza sui problemi coniugali. Diventi di colpo un consulente matrimoniale, anzi, di più, una persona cui fare riferimento, a cui poter raccontare tutto, ma proprio tutto…
Che poi, ascoltando certi racconti, col distacco di chi è all’esterno, molte cose ti sembrano assolutamente risibili, ma chi parla tende ad enfatizzare, calcando i toni su aspetti apparentemente banali. E allora capisci che la persona che ti sta parlando vive in maniera esasperata alcune situazioni, le ingigantisce nella sua mente, fino a farne delle vere ossessioni.
Quando qualcuno inizia a sfogarsi, sembra non debba finire mai più. Ti dicono tutto, ma proprio tutto, anche se non siete in confidenza, anche se non vi conoscete proprio. Particolari intimi, pensieri personali, descrizioni particolareggiate, con te che ti senti anche un po’ in imbarazzo, ma non puoi fare altro che ascoltare.
E non devi fare altro che ascoltare, in genere, perché queste persone in fondo vogliono solo potersi sfogare. Vogliono solo riuscire a dire a qualcuno cos’è che le ossessiona.
Forse a livello inconscio sanno che parlare costruisce una sorta di transfert, parlare con qualcuno e raccontargli tutto diventa un atto catartico, in cui ci si libera, si esorcizza il pensiero che fa star male, e allo stesso tempo lo cristallizza in quel momento.
In pratica, forse dire tutto a un estraneo è di aiuto.
Io lo so, per questo non faccio altro che ascoltare. Perché so che ne avete bisogno.
E allora, niente paura.
Ditelo a Shirley.
Perché siamo qui?
Domanda interessante e fondamentale, dal significato profondo e dalle infinite risposte.
Intanto, con il qui cosa intendiamo? Ad esempio: noi esseri umani, perché ce ne andiamo in giro nel bel mezzo dell’esistenza?
Oppure, più realisticamente, noi che in questo momento ci incontriamo in questo spazio nel web: perché siamo qui?
Io lo so perché sono qui, in fondo è il mio blog, ma voi che mi leggete, perché siete qui?
Ma è una domanda retorica, ognuno di voi ha mille risposte, tutte giuste e tutte sbagliate, alcune timide altre sfrontate, ma tutte con la caratteristica di avere un qualcosa che vi ha portato qui, sul mio blog.
Cosa cercavate? E l’avete trovato?
Non faccio troppe domande?
E infine, dobbiamo ricordare che quello che per me è qui per voi è lì.
mercoledì 28 marzo 2012
Chi siamo?
Un lettore, passato di qui in modo assolutamente casuale, mi ha scritto un lungo messaggio, con una particolareggiata descrizione di sé, prodotta nel vano tentativo di etichettarsi.
Perché è vero che molti utenti del web non hanno sempre chiaro il loro ruolo, e io addirittura passo a chiedere, ma è proprio necessario avere un ruolo?
Intendo dire, è necessario avere un ruolo anche qui? Non basta quello che tutti bene o male interpretiamo nella vita?
Il fatto è che molti hanno un vago dubbio, circa la propria posizione, e il fatto di trovarsi in un ambiente impersonale come il web li porta a cercare di personalizzarsi a tutti i costi. Non fanno molte domande, ma piuttosto lasciano affermazioni, anche se il loro fine è comunque quello di avere delle risposte.
Sicché dopo aver posto la domanda chi siamo, a seguire ci sarà quell'altra, altrettanto fondamentale: perché siamo qui?
Io lo so. Voi lo sapete?
Perché è vero che molti utenti del web non hanno sempre chiaro il loro ruolo, e io addirittura passo a chiedere, ma è proprio necessario avere un ruolo?
Intendo dire, è necessario avere un ruolo anche qui? Non basta quello che tutti bene o male interpretiamo nella vita?
Il fatto è che molti hanno un vago dubbio, circa la propria posizione, e il fatto di trovarsi in un ambiente impersonale come il web li porta a cercare di personalizzarsi a tutti i costi. Non fanno molte domande, ma piuttosto lasciano affermazioni, anche se il loro fine è comunque quello di avere delle risposte.
Sicché dopo aver posto la domanda chi siamo, a seguire ci sarà quell'altra, altrettanto fondamentale: perché siamo qui?
Io lo so. Voi lo sapete?
Shirley, chi è?
Son solo tre giorni che esiste questo blog, e giungono le prime domande, deliziosamente indiscrete. La prima, ovvia, e fondamentale: ma tu sei uomo o donna?
Be’, il fatto che venga posta la domanda, nonostante Shirley sia palesemente un nome da donna, indica come in qualche modo la realtà riesce a passare attraverso i bit, e a materializzarsi nelle menti dei visitatori: in realtà io non ho sesso, non sono una persona, sono un entità che sta qui per ascoltare, e per riferire, in modo anonimo e impersonale, per ricostruire anche, per far conoscere al lettore i suoi stessi problemi. Perché è vero che chiunque può accorgersi che, in fondo, i propri problemi sono uguali a quelli di tanti altri.
Ma poi, sono veri problemi?
martedì 27 marzo 2012
Comunichiamo?
Sembra ci sia una gran voglia di comunicare, ma quanto di tutto ciò è vero desiderio di comunicazione? Non ci sarà in realtà più un desiderio di “dire”, di parlare semplicemente, esprimere le proprie emozioni o le proprie voglie, o le proprie paure, senza in realtà comunicare nulla?
Un po’ come parlare tra sé e sé, solo che sembra importante la necessità di avere una specie di interlocutore davanti, non importa se sia interessato o meno. Un moderno confessore, o finalmente l’apoteosi dell’analista old style, quello che sta lì seduto che ascolta, e non dice niente, salvo che alla fine della seduta, laconico: ci vediamo la prossima volta! Io invece posso dire: ci leggiamo la prossima volta!
lunedì 26 marzo 2012
Il mondo ha tanto bisogno...
Ma veramente tanto, tanto bisogno di parlare. A prescindere dal fatto che ci sia qualcuno all'ascolto. Quando poi si ha l'impressione di essere ascoltati, taluni si scatenano, e sviscerano tutta la loro vita, i loro problemi, senza minimamente pensare che hanno di fronte qualcuno cui potrebbe anche interessate niente di quello che dicono. Questo succede sia nella vita reale che nel mondo virtuale, anche se, a dire il vero, tramite la rete questo bisogno di confidarsi, di sfogarsi, di rovesciare addosso a qualcuno tutte le proprie problematiche, diventa frequentissimo e senza la minima presenza di limiti. Come se il filtro fornito dal monitor rappresenti una sorta di confessionale, un sostituto del lettino dell'analista visto in tanti films americani.
E qui intervengo io. Anzi, non intervengo. Non faccio niente, niente di più che ascoltare. Ma sembra che questo basti.
Avanti, allora. Ditelo a Shirley.
E qui intervengo io. Anzi, non intervengo. Non faccio niente, niente di più che ascoltare. Ma sembra che questo basti.
Avanti, allora. Ditelo a Shirley.
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